PIANO DI RISTRUTTURAZIONE DEI DEBITI DEL CONSUMATORE FAMILIARE APPROVATO, DUE PENSIONATI SALVATI DAL PIGNORAMENTO DEL PROPRIO IMMOBILE

Sulle procedure per risolvere la crisi da sovraindebitamento se ne sentono di tutti i colori e si rischia di incorrere in brutte sorprese se non ci si affida a professionisti competenti nel settore.

Orbene, la normativa in materia di gestione della Crisi ha subito negli anni notevoli modifiche sino ad arrivare all’attuale codice della crisi di impresa e dell’insolvenza (CCII).

LA NORMATIVA
Attualmente la normativa prevede la possibilità per i consumatori di proporre un piano di ristrutturazione dei debiti del consumatore ex artt. 66 – 67 CCII e ss. con l’obiettivo di soddisfare parzialmente i propri creditori mediante la formulazione della miglior proposta possibile. Nello specifico, l’art. 67 co. 4 CCII, consente di prevedere nel piano il soddisfacimento parziale dei creditori muniti di privilegio, pegno e ipoteca, in misura non inferiore rispetto all’alternativa liquidatoria.

La procedura mira ad ottenere, a seguito della sua regolare esecuzione, il beneficio dell’esdebitazione, permettendo così ai ricorrenti di poter finalmente cominciare a porre le basi per un futuro più sereno (c.d. fresh start).
Orbene, la ratio della normativa si rinviene nell’offrire una nuova possibilità a soggetti sovraindebitati, sussistendo alcune condizioni previste dalla legge. L’obiettivo primario è quello di permettere a soggetti che non possono accedere alle procedure concorsuali previste dal CCII di ristrutturare i propri debiti anche attraverso proposte che prevedano il pagamento parziale dei creditori.
Ulteriormente, non può tacersi che, con la riforma del dicembre del 2020, è stato introdotto l’art. 7-bis della Legge n. 3/2012 che ha disciplinato le procedure di esdebitazione familiari, oggi regolate dall’art. 66 CCII, secondo il quale

“1) I membri della stessa famiglia possono presentare un’unica procedura di composizione della crisi da sovraindebitamento quando sono conviventi o quando il sovraindebitamento ha un’origine comune.

2) Ai fini del comma 1, oltre al coniuge, si considerano membri della stessa famiglia i parenti entro il quarto grado e gli affini entro il secondo, nonché le parti dell’unione civile e i conviventi di fatto di cui alla legge 20 maggio 2016, n. 76.

3) Le masse attive e passive rimangono distinte.

4). Nel caso in cui siano presentate più richieste di composizione della crisi da sovraindebitamento riguardanti membri della stessa famiglia, il giudice adotta i necessari provvedimenti per assicurarne il coordinamento. La competenza appartiene al giudice adito per primo[…]”

LA STORIA
In concreto, nell’ipotesi curata dal nostro studio legale, i clienti sono dei pensionati con un’unica fonte reddituale: la pensione di uno dei due coniugi, sulla quale gravava una cessione del quinto, un pignoramento e il rischio imminente di una procedura esecutiva sull’immobile acquistato e integralmente pagato con tanti sacrifici.

Ebbene, il marito aveva garantito il mutuo del figlio mediante una fideiussione, sicuro che i redditi di quest’ultimo fossero sufficienti a pagare le rate del piano di ammortamento. Nel corso del 2014/2015, però il figlio perdeva il lavoro e non riusciva ad adempiere ai propri impegni finanziari, e perdeva l’immobile garantito dall’ipoteca in favore della Banca mutuataria a seguito dell’aggiudicazione in asta giudiziaria.

Purtroppo, il prezzo di aggiudicazione dell’immobile non era sufficiente a coprire i debiti derivanti dal mutuo rimanendo la famiglia del cliente e il cliente stesso (a causa della fideiussione prestata) debitore della somma di € 73.000,00.

Ebbene, a seguito di una imponente attività istruttoria che ha richiesto un anno di duro lavoro, si è riusciti a proporre un piano che prevedesse una rata sostenibile, in sostituzione di tutti gli impegni finanziari precedentemente presi, il cui importo sarebbe stato distribuito tra i vari creditori, salvando così l’abitazione del fideiussore da eventuali nuove azioni.


Il Tribunale di Bari, nella persona del Giudice, dott. Michele De Palma ha ritenuto il piano non solo conforme alla normativa ma anche conveniente per tutti i soggetti coinvolti nel procedimento emanando in data 1.2.2024 sentenza di omologa del piano.


Un successo per lo studio che gratifica sia per il duro lavoro profuso e sia per la consapevolezza di aver garantito ai clienti un futuro più sereno.

Hai stipulato un contratto di mutuo a tasso variabile prima del 2008? Potresti aver diritto ad un cospicuo rimborso per gli interessi versati tra il 2005 e il 2008

Non bisogna nascondersi, negli ultimi anni si è assistito a plurimi interventi della Suprema Corte che hanno “salvato” i profitti delle Banche, eppure qualche pronuncia della Cassazione interviene ancora a preservare i diritti dei clienti.

La Suprema Corte, con l’ordinanza n. 34889 del 13 dicembre 2023, ha sancito il principio secondo cui «l’accordo manipolativo del tasso Euribor accertato dalla Commissione europea con decisione del 4 dicembre 2013 produce la nullità dei contratti “a valle” che si richiamino per relationem al tasso manipolato». In forza di questo principio i debitori che hanno contratto mutui o finanziamenti a tasso variabile basato sull’Euribor tra il 29 settembre 2005 e il 30 maggio 2008 possono avere diritto a un rimborso. Il rimborso non riguarda solamente le banche che hanno partecipato attivamente alla manipolazione dell’Euribor, ma si estende a tutti i mutui che hanno utilizzato questo indice come riferimento per il calcolo degli interessi. Il rimborso riguarda ovviamente le rate pagate nel periodo compreso tra il 29 settembre 2005 e il 30 maggio 2008 e con molta probabilità anche i mutui e finanziamenti accesi prima del 29 settembre 2005 (per le rate pagate nel periodo in oggetto).

In altre parole la Cassazione, in applicazione di un principio di diritto ormai consolidato, ha chiarito che qualsiasi accordo tra gli Istituti di credito teso a manipolare l’andamento del mercato, non solo è di per sè nullo, ma tale nullità travolge anche gli effetti che da un siffatto accordo sono scaturiti e, nello specifico, gli interessi pagati in virtù di tale manipolazione illecita accertata dalla Commissione Europea il 4 dicembre del 2013.

Attenzione, però, se tale principio vale per tutti i mutui a tasso variabile che in quella data risultavano in ammortamento, non tutti potranno richiedere il rimborso di tali interessi. Ebbene, occorre fare attenzione al termine decennale di prescrizione! In concreto, il rimborso potrà essere richiesto esclusivamente nel caso di mutui ancora in essere o, comunque, estinti in data successiva alla scadenza dei dieci anni antecedenti. Ad esempio, se in data odierna (16.2.2024) venisse contestata l’illegittimità degli interessi di un contratto di mutuo estinto in data antecedente al 16.2.2014, allora tali somme non potrebbero essere oggetto di alcuna azione di rimborso essendo spirato il termine decennale.

Il nostro studio legale offre una prima consulenza gratuita mirata all’esame della verifica della regolarità dei mutui, nella quale si potrà procedere anche alla quantificazione degli eventuali interessi illegittimamente corrisposti.

Hai stipulato un contratto di mutuo a tasso variabile prima del 2008? Potresti aver diritto ad un cospicuo rimborso per gli interessi versati tra il 2005 e il 2008 Non bisogna nascondersi, negli ultimi anni si è assistito a plurimi interventi della Suprema Corte che
hanno “salvato” i profitti delle Banche, eppure qualche pronuncia della Cassazione interviene ancora a preservare i diritti dei clienti. La Suprema Corte, con l’ordinanza n. 34889 del 13 dicembre 2023, ha sancito il principio secondo cui «l’accordo manipolativo del tasso Euribor accertato dalla Commissione europea con decisione del 4 dicembre 2013 produce la nullità dei contratti “a valle” che si richiamino per relationem al tasso manipolato». In forza di questo principio i debitori che hanno contratto mutui o finanziamenti a tasso variabile basato sull’Euribor tra il 29 settembre 2005 e il 30 maggio 2008 possono avere diritto a un
rimborso. Il rimborso non riguarda solamente le banche che hanno partecipato attivamente alla manipolazione dell’Euribor, ma si estende a tutti i mutui che hanno utilizzato questo indice come riferimento per il calcolo degli interessi. Il rimborso riguarda ovviamente le rate pagate nel periodo compreso tra il 29 settembre 2005 e il 30 maggio 2008 e con molta probabilità anche i mutui e finanziamenti accesi prima del 29 settembre 2005 (per le rate pagate nel periodo in oggetto).

In altre parole la Cassazione, in applicazione di un principio di diritto ormai consolidato, ha chiarito che qualsiasi accordo tra gli Istituti di credito teso a manipolare l’andamento del mercato, non solo è di per sè nullo, ma tale nullità travolge anche gli effetti che da un siffatto accordo sono scaturiti e, nello specifico, gli interessi pagati in virtù di tale manipolazione illecita accertata dalla Commissione Europea il 4 dicembre del 2013.

Attenzione, però, se tale principio vale per tutti i mutui a tasso variabile che in quella data risultavano in ammortamento, non tutti potranno richiedere il rimborso di tali interessi. Ebbene, occorre fare attenzione al termine decennale di prescrizione! In concreto, il rimborso potrà essere richiesto esclusivamente nel caso di mutui ancora in essere o, comunque, estinti in data successiva alla scadenza dei dieci anni antecedenti. Ad esempio, se in data odierna (16.2.2024) venisse contestata l’illegittimità degli interessi di un contratto di mutuo estinto in data antecedente al 16.2.2014, allora tali somme non potrebbero essere oggetto di alcuna azione di rimborso essendo spirato il termine decennale.

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