DL Ristori: modifiche alla legge sul sovraindebitamento

Approvato al Senato il maxiemendamento sostitutivo del disegno di legge di conversione del primo decreto Ristori con cui viene anticipata l’entrata in vigore di una parte delle modifiche previste nel Codice della crisi e dell’insolvenza in materia di sovraindebitamento. L’obiettivo dichiarato è quello di aiutare gli imprenditori non fallibili e le loro famiglie la cui condizione economica già resa difficile a causa della crisi sistemica degli ultimi anni è stata ulteriormente aggravata a causa dell’emergenza economico-sanitaria “Covid-19”. Tra le altre modifiche sul sovraindebitamento vengono estensi a favore dei soci, illimitatamente responsabili gli effetti dell’accordo di composizione della crisi proposta dalla società ai suoi creditori. Inoltre nelle procedure familiari, i componenti della stessa famiglia potranno presentare un’unica procedura di composizione della crisi, quando sono conviventi o quando il sovraindebitamento ha un’origine comune.

Riforme che hanno recepito le lacune evidenziate negli ultimi anni dagli operatori, già colmate dalle prassi oggi finalmente legittimate dalla normativa.

Come noto agli operatori l’articolo 5 del D.L. 23/2020, emanato l’8 aprile 2020 in piena emergenza sanitaria da Covid-19, il Governo aveva posticipato al 1° settembre 2021 l’entrata in vigore della parte del Codice della crisi che avrebbe avuto decorrenza dal 15 agosto 2020.

Quindi il Decreto Ristori (d.l. n. 137/2020) convertito in legge e stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 24 dicembre 2020 con l’entrata in vigore degli emendamenti al testo originario ed ha incorporato anche le norme contenute nei successivi decreti, Ristori-bis (d.l. n. 149/2020), Ristori-ter (d.l. n. 154/2020) e Ristori-quater (d.l. n. 157/2020).

Ecco l’estratto del norme che portano una serie di modifiche alla legge n. 3/2012, in tema di sovraindebitamento, e che di fatto anticipano le misure contenute nel nuovo codice della crisi di impresa (d.lgs. n. 14/2019); sinteticamente ivi si riportano alcune modifiche:

Viene introdotto un ampliamento del perimetro dei requisiti soggettivi di accesso, grazie al quale rientrano nella nozione di consumatore anche i soci illimitatamente responsabili di società di persone, e un’apertura per le c.d. procedure familiari, nonché per la previsione dell’esdebitazione dell’incapiente.

Viene introdotta …

Art. 4-ter.–(Semplificazioni in materia di accesso alle procedure di sovraindebitamento per le imprese e i consumatori di cui alla legge 27gennaio 2012, n.3, e norme relative alle procedure pendenti)–1. Allalegge 27 gennaio 2012, n.3, sono apportate le seguenti modificazioni:
a)all’articolo 6, comma 2, la lettera b)è sostituita dalla seguente:
“b)per ‘consumatore’: la persona fisica che agisce per scopi estraneiall’attività imprenditoriale, commerciale, artigiana o professionale even­tualmente svolta, anche se socio di una delle società appartenenti ad unodei tipi regolati nei capi III, IV e VI del titolo V del libro quinto del codice civile, per i debiti estranei a quelli sociali”;
b)all’articolo 7:
1) al comma 1, il terzo periodo è soppresso;
2) al comma 2, dopo la lettera d)sono aggiunte le seguenti:
“d-bis) ha già beneficiato dell’esdebitazione per due volte;d-ter)limitatamente al piano del consumatore, ha determinato la si­tuazione di sovraindebitamento con colpa grave, malafede o frode;d-quater)limitatamente all’accordo di composizione della crisi, ri­sulta abbia commesso atti diretti a frodare le ragioni dei creditori”;
3) dopo il comma 2-bis è aggiunto il seguente:
“2-ter. L’accordo di composizione della crisi della società produce isuoi effetti anche nei confronti dei soci illimitatamente responsabili”;
c) dopo l’articolo 7 è inserito il seguente:
“Art. 7-bis.–(Procedure familiari)–1. I membri della stessa fa­miglia possono presentare un’unica procedura di composizione della crisi da sovraindebitamento quando sono conviventi o quando il sovraindebi­tamento ha un’origine comune.
2. Ai fini del comma 1, oltre al coniuge, si considerano membri della stessa famiglia i parenti entro il quarto grado e gli affini entro il secondo, nonché le parti dell’unione civile e i conviventi di fatto di cui alla legge 20 maggio 2016, n.76.
3. Le masse attive e passive rimangono distinte.
4. Nel caso in cui siano presentate più richieste di composizione della crisi da sovraindebitamento riguardanti membri della stessa fami­glia, il giudice adotta i necessari provvedimenti per assicurarne il coor­dinamento. La competenza appartiene al giudice adito per primo.
5. La liquidazione del compenso dovuto all’organismo di composi­zione della crisi è ripartita tra i membri della famiglia in misura propor­zionale all’entità dei debiti di ciascuno. Quando uno dei debitori non è un consumatore, al progetto unitario si applicano le disposizioni in ma­teria di accordo di composizione della crisi”;
d)all’articolo 8, dopo il comma 1 sono inseriti i seguenti:
“1-bis. La proposta di piano del consumatore può prevedere anche la falcidia e la ristrutturazione dei debiti derivanti da contratti di finanzia­mento con cessione del quinto dello stipendio, del trattamento di fine rapporto o della pensione e dalle operazioni di prestito su pegno, salvo quanto previsto dall’articolo 7, comma 1, secondo periodo.
1-ter. La proposta di piano del consumatore e la proposta di accordo formulata dal consumatore possono prevedere anche il rimborso, alla sca­denza convenuta, delle rate a scadere del contratto di mutuo garantito daipoteca iscritta sull’abitazione principale del debitore se lo stesso, alladata del deposito della proposta, ha adempiuto le proprie obbligazioni ose il giudice lo autorizza al pagamento del debito per capitale ed interessi scaduto a tale data.
1-quater. Quando l’accordo è proposto da un soggetto che non è consumatore e contempla la continuazione dell’attività aziendale, è pos­sibile prevedere il rimborso, alla scadenza convenuta, delle rate a scadere del contratto di mutuo con garanzia reale gravante su beni strumentali all’esercizio dell’impresa se il debitore, alla data della presentazione della proposta di accordo, ha adempiuto le proprie obbligazioni o se il giudice lo autorizza al pagamento del debito per capitale ed interessi scaduto a tale data. L’organismo di composizione della crisi attesta che il credito garantito potrebbe essere soddisfatto integralmente con il ricavato della liquidazione del bene effettuata a valore di mercato e che il rimborso delle rate a scadere non lede i diritti degli altri creditori.
1-quinquies. L’organismo di composizione della crisi, entro sette giorni dall’avvenuto conferimento dell’incarico da parte del debitore, ne dà notizia all’agente della riscossione e agli uffici fiscali, anche degli enti locali, competenti sulla base dell’ultimo domicilio fiscale dell’istante, i quali entro trenta giorni debbono comunicare il debito tributario accertato e gli eventuali accertamenti pendenti”;
e)all’articolo 9:
1) il comma 3-bisè sostituito dal seguente:
“3-bis. Alla proposta di piano del consumatore deve essere allegata una relazione dell’organismo di composizione della crisi, che deve con­tenere:
a)l’indicazione delle cause dell’indebitamento e della diligenzaimpiegata dal debitore nell’assumere le obbligazioni;b)l’esposizione delle ragioni dell’incapacità del debitore di adem­piere le obbligazioni assunte;c)la valutazione sulla completezza e sull’attendibilità della docu­mentazione depositata a corredo della domanda;d)l’indicazione presunta dei costi della procedura;e)l’indicazione del fatto che, ai fini della concessione del finan­ziamento, il soggetto finanziatore abbia o meno tenuto conto del merito
creditizio del debitore valutato, con deduzione dell’importo necessario amantenere un dignitoso tenore di vita, in relazione al suo reddito dispo­nibile. A tal fine si ritiene idonea una quantificazione non inferiore al­l’ammontare dell’assegno sociale, moltiplicato per un parametro corri­spondente al numero dei componenti del nucleo familiare della scala diequivalenza dell’ISEE prevista dal regolamento di cui al decreto del Pre­sidente del Consiglio dei ministri 5 dicembre 2013, n.159”;
2) dopo il comma 3-bissono inseriti i seguenti:
“3-bis.1.Alla domanda di accordo di composizione della crisi deveessere allegata una relazione particolareggiata dell’organismo di compo­sizione della crisi, che comprende:
a)l’indicazione delle cause dell’indebitamento e della diligenzaimpiegata dal debitore nell’assumere le obbligazioni;b)l’esposizione delle ragioni dell’incapacità del debitore di adem­piere le obbligazioni assunte;c)l’indicazione dell’eventuale esistenza di atti del debitore impu­gnati dai creditori;d)la valutazione sulla completezza e sull’attendibilità della docu­mentazione depositata a corredo della domanda, nonché sulla convenienzadel piano rispetto all’alternativa liquidatoria;e)l’indicazione presumibile dei costi della procedura;f)la percentuale, le modalità e i tempi di soddisfacimento dei cre­ditori;g)l’indicazione dei criteri adottati nella formazione delle classi,ove previste dalla proposta.
3-bis.2.L’organismo di composizione della crisi, nella sua relazione, deve indicare anche se il soggetto finanziatore, ai fini della concessione del finanziamento, abbia tenuto conto del merito creditizio del debitore. Nel caso di proposta formulata da un consumatore, si applica quanto pre­visto alla lettera e)del comma 3-bis.
3-bis.3.L’organismo di composizione della crisi, entro sette giorni dall’avvenuto conferimento dell’incarico da parte del debitore, ne dà no­tizia all’agente della riscossione e agli uffici fiscali, anche degli enti lo­cali, competenti sulla base dell’ultimo domicilio fiscale dell’istante, i quali entro trenta giorni debbono comunicare il debito tributario accertato e gli eventuali accertamenti pendenti”;
f)all’articolo 12, dopo il comma 3-bissono inseriti i seguenti:
“3-ter. Il creditore che ha colpevolmente determinato la situazione di indebitamento o il suo aggravamento ovvero, nel caso di accordo propo­sto dal consumatore, che ha violato i princìpi di cui all’articolo 124-bisdel testo unico di cui al decreto legislativo 1° settembre 1993, n.385,non può presentare opposizione o reclamo in sede di omologa, anche se dissenziente, né far valere cause di inammissibilità che non derivino da comportamenti dolosi del debitore.
3-quater. Il tribunale omologa l’accordo di composizione della crisianche in mancanza di adesione da parte dell’amministrazione finanziariaquando l’adesione è decisiva ai fini del raggiungimento delle percentualidi cui all’articolo 11, comma 2, e quando, anche sulla base delle risul­tanze della relazione dell’organismo di composizione della crisi, la pro­posta di soddisfacimento della predetta amministrazione è conveniente ri­spetto all’alternativa liquidatoria”;
g)all’articolo 12-bis:
1) il comma 3 è sostituito dal seguente:
“3.Verificate l’ammissibilità e la fattibilità del piano nonché l’ido­neità dello stesso ad assicurare il pagamento dei crediti impignorabili erisolta ogni altra contestazione anche in ordine all’effettivo ammontaredei crediti, il giudice omologa il piano, disponendo per il relativo prov­vedimento una forma idonea di pubblicità. Quando il piano prevede lacessione o l’affidamento a terzi di beni immobili o di beni mobili regi­strati, il decreto deve essere trascritto, a cura dell’organismo di compo­sizione della crisi. Con l’ordinanza di rigetto il giudice dichiara l’ineffi­cacia del provvedimento di sospensione di cui al comma 2, ove adottato”;
2) dopo il comma 3 è inserito il seguente:
“3-bis. Il creditore che ha colpevolmente determinato la situazione di indebitamento o il suo aggravamento o che ha violato i princìpi di cui all’articolo 124-bisdel testo unico di cui al decreto legislativo 1° settem­bre 1993, n.385, non può presentare opposizione o reclamo in sede di omologa, né far valere cause di inammissibilità che non derivino da com­portamenti dolosi del debitore”;
3) al comma 5 sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: “, e comma 3-bis”;
h)all’articolo 13:
1) al comma 3, le parole: “e dei crediti di cui all’articolo 7,comma 1, terzo periodo” sono soppresse;
2) al comma 4-bis, dopo le parole: “di cui alla presente se­zione” sono inserite le seguenti: “, compresi quelli relativi all’assistenza dei professionisti,”;
i)all’articolo 14-ter, dopo il comma 7 è aggiunto il seguente:
“7-bis. Il decreto di apertura della liquidazione della società produce i suoi effetti anche nei confronti dei soci illimitatamente responsabili”;
l)l’articolo 14-deciesè sostituito dal seguente:
“Art. 14-decies.–(Azioni del liquidatore)–1.Il liquidatore, auto­rizzato dal giudice, esercita o, se pendente, prosegue ogni azione prevista
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dalla legge finalizzata a conseguire la disponibilità dei beni compresi nel patrimonio del debitore e ogni azione diretta al recupero dei crediti.
2.Il liquidatore, autorizzato dal giudice, esercita o, se pendenti, pro­segue le azioni dirette a far dichiarare inefficaci gli atti compiuti dal de­bitore in pregiudizio dei creditori, secondo le norme del codice civile.
3.Il giudice autorizza il liquidatore ad esercitare o proseguire le azioni di cui ai commi 1 e 2, quando è utile per il miglior soddisfaci­mento dei creditori”;
m)dopo l’articolo 14-terdeciesè inserito il seguente:
“Art. 14-quaterdecies.–(Debitore incapiente)–1.Il debitore per­sona fisica meritevole, che non sia in grado di offrire ai creditori alcuna utilità, diretta o indiretta, nemmeno in prospettiva futura, può accedere all’esdebitazione solo per una volta, fatto salvo l’obbligo di pagamento del debito entro quattro anni dal decreto del giudice nel caso in cui so­pravvengano utilità rilevanti che consentano il soddisfacimento dei credi­tori in misura non inferiore al 10 per cento. Non sono considerati utilità, ai sensi del periodo precedente, i finanziamenti, in qualsiasi forma ero­gati.
2.La valutazione di rilevanza di cui al comma 1 deve essere con­dotta su base annua, dedotti le spese di produzione del reddito e quanto occorrente al mantenimento del debitore e della sua famiglia in misura pari all’ammontare dell’assegno sociale aumentato della metà, moltipli­cato per un parametro corrispondente al numero dei componenti del nu­cleo familiare della scala di equivalenza dell’ISEE prevista dal regola­mento di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 5 di­cembre 2013, n.159.
3.La domanda di esdebitazione è presentata per il tramite dell’or­ganismo di composizione della crisi al giudice competente, unitamente alla seguente documentazione:
a)l’elenco di tutti i creditori, con l’indicazione delle somme do­vute;b)l’elenco degli atti di straordinaria amministrazione compiuti ne­gli ultimi cinque anni;c)la copia delle dichiarazioni dei redditi degli ultimi tre anni;d)l’indicazione degli stipendi, delle pensioni, dei salari e di tuttele altre entrate del debitore e del suo nucleo familiare.
4.Alla domanda deve essere allegata una relazione particolareggiatadell’organismo di composizione della crisi, che comprende:
a)l’indicazione delle cause dell’indebitamento e della diligenza impiegata dal debitore nell’assumere le obbligazioni;b)l’esposizione delle ragioni dell’incapacità del debitore di adem­piere le obbligazioni assunte;
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c)l’indicazione dell’eventuale esistenza di atti del debitore impu­gnati dai creditori;d)la valutazione sulla completezza e sull’attendibilità della docu­mentazione depositata a corredo della domanda.
5.L’organismo di composizione della crisi, nella sua relazione, deve indicare anche se il soggetto finanziatore, ai fini della concessione del finanziamento, abbia tenuto conto del merito creditizio del debitore, va­lutato in relazione al suo reddito disponibile, dedotto l’importo necessario a mantenere un dignitoso tenore di vita; a tal fine si ritiene idonea una quantificazione non inferiore a quella indicata al comma 2.
6.I compensi dell’organismo di composizione della crisi sono ridotti della metà.
7.Il giudice, assunte le informazioni ritenute utili, valutata la meri­tevolezza del debitore e verificata, a tal fine, l’assenza di atti in frode e la mancanza di dolo o colpa grave nella formazione dell’indebitamento, concede con decreto l’esdebitazione, indicando le modalità e il termine entro il quale il debitore deve presentare, a pena di revoca del beneficio, ove positiva, la dichiarazione annuale relativa alle sopravvenienze rile­vanti ai sensi dei commi 1 e 2.
8.Il decreto è comunicato al debitore e ai creditori, i quali possono proporre opposizione nel termine di trenta giorni. Decorsi trenta giorni dall’ultima delle comunicazioni, il giudice, instaurato nelle forme ritenute più opportune il contraddittorio tra i creditori opponenti e il debitore, conferma o revoca il decreto. La decisione è soggetta a reclamo da pre­sentare al tribunale; del collegio non può far parte il giudice che ha pro­nunciato il provvedimento.
9.L’organismo di composizione della crisi, se il giudice ne fa ri­chiesta, compie le verifiche necessarie per accertare l’esistenza di soprav­venienze rilevanti ai sensi dei commi 1 e 2”.

  1. Le disposizioni di cui al comma 1 si applicano anche alle proce­dure pendenti alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto.
  2. Nei procedimenti di omologazione degli accordi e dei piani del consumatore pendenti alla data di entrata in vigore della legge di con­versione del presente decreto, il debitore può presentare, fino all’udienza fissata ai sensi dell’articolo 10 della legge 27 gennaio 2012, n.3, istanza al tribunale per la concessione di un termine non superiore a novanta giorni per il deposito di una nuova proposta di accordo o di un nuovo piano del consumatore, redatti in conformità a quanto previsto dal pre­sente articolo. Il termine decorre dalla data del decreto con cui il tribu­nale assegna il termine e non è prorogabile. L’istanza è inammissibile se presentata nell’ambito di un procedimento di omologazione della propo­sta di accordo nel corso del quale è già stata tenuta l’udienza, ma non sono state raggiunte le maggioranze stabilite dall’articolo 11, comma 2,della legge 27 gennaio 2012, n.3.
    Quando il debitore intende modificare unicamente i termini di adempimento dell’accordo di ristrutturazione o del piano, deposita fino all’udienza fissata per l’omologa una memoria contenente l’indicazione dei nuovi termini, depositando altresì la documentazione che comprova la necessità della modifica dei termini. Il differimento dei termini non può essere superiore di sei mesi rispetto alle scadenze originarie. Il tribunale, riscontrata la sussistenza dei presupposti di cui all’articolo 12 o di cui all’articolo 12-bisdella legge 27 gennaio 2012, n.3, procede all’omologa, dando espressamente atto delle nuove scadenze.

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